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lunedì 25 novembre 2013
giovedì 21 novembre 2013
In ricordo dei primi caduti della RSI
Sabato 30 novembre 2013
si terrà a Lovere la commemorazione del Notaio Paolo Rosa e del p.i. Giuseppe Cortesi, i primi caduti repubblicani della provincia di Bergamo.
Trattandosi del 70° anniversario(dal 27 Novembre 1943)
la cerimonia si dividerà in due tempi.
Ore 15 Deposizione corona di alloro presso la lapide a ricordo. Strada per Sellere, località Poltragno, vicino a Lovere. Seguirà la Santa Messa a ricordo nella cappella del convento dei Frati Cappuccini a Lovere.
Per il Comitato, Sergio Geroldi
VISITA IL SITO : http://rosacortesi.blogspot. it/
martedì 19 novembre 2013
"Quando vincemmo gli inglesi sul mare" di Orazio Ferrara
Quando vincemmo gli inglesi sul mare
Continuano le pubblicazioni di studi storico-militari di Orazio Ferrara. Questa volta è la prestigiosa collana di studi militari “War Set Battaglie” dell’Editore Delta di Parma, una delle maggiori case editrici specializzate sull’argomento, a proporci l’ultimo lavoro di Ferrara. Si tratta del libro “Battaglia aeronavale di Mezzo Giugno / quando vincemmo gli inglesi”, sentiamo al riguardo l’Autore nel suo capitolo iniziale “Una vittoria oscurata”:
“Fu forse la più bella e limpida vittoria della nostra guerra a mare nel secondo conflitto mondiale. Ci riferiamo alla grande battaglia aeronavale di Mezzo Giugno, svoltasi in Mediterraneo dal 12 al 16 giugno 1942 tra la Regia Marina italiana e la Royal Navy britannica, appoggiate ambedue dalle rispettive aeronautiche, che intervennero con notevoli masse d’aerei nelle diverse fasi dello scontro. Il considerevole numero di mezzi impiegati dai due contendenti e i diversi giorni, che durarono i combattimenti, rivelano subito che siamo veramente in presenza di una grande battaglia. In quello scacchiere di guerra gli inglesi mossero in totale più di cento unità navali con la copertura degli aerei di due portaerei e delle basi aeree, poste in Egitto e in Malta, a fronte di cinquanta unità navali degli italiani e di circa cinquecento velivoli della Regia Aeronautica italiana e della Luftwaffe tedesca. Furono dunque decine di migliaia i combattenti che vi parteciparono.
Eppure… eppure questa limpida vittoria delle armi italiane contro quelle inglesi rimane stranamente a tutt’oggi ancora misconosciuta ai più. Poche e sommarie (se non monche) notizie, quando vi sono, nei libri di testo. Eppure in quei giorni, ormai lontani, gli italiani dimostrarono al mondo che non erano affatto “inadatti al combattimento” come aveva detto malevolmente il solito supponente generale inglese. A dispetto di quest’ultimo, essi dimostrarono combattività e aggressività, ma soprattutto seppero vincere alla grande. Già gli inglesi con la loro grande e formidabile Royal Navy, a cui tanto di cappello per essere all’epoca senz’altro la migliore marina da guerra del mondo, ma che purtroppo non poche volte hanno mostrato una piccineria incredibile nello sminuire i nostri successi in campo militare. E’ il caso appunto della battaglia di Mezzo Giugno 1942.
Cominciarono già con il nome. Gli storici inglesi, nella stragrande maggioranza, non hanno mai usato il termine di battaglia di Mezzo Giugno, ma sempre hanno trattato separatamente dell’Operazione Harpoon e dell’Operazione Vigorous, come se si fosse trattato di due ben distinte battaglie. In realtà se tatticamente vi furono effettivamente due diversi scontri ad occidente e ad oriente nel bacino del Mediterraneo, strategicamente si trattò di un’unica grande battaglia aeronavale per la contemporaneità degli eventi nello stesso teatro di guerra, ma soprattutto per il coordinato contrasto all’unico vero obiettivo strategico degli inglesi, che era quello di rifornire con due diversi e simultanei convogli, partiti da Gibilterra e Alessandria d’Egitto, l’isola di Malta ridotta ormai allo stremo dagli incessanti attacchi aerei dell’Asse.
Parlando e trattando separatamente dell’Operazione Harpoon e dell’Operazione Vigorous si finisce quindi col sminuire, spezzettandolo, la portata del successo di Supermarina nei confronti dell’ammiragliato britannico. Successo notevole se visto nella sua interezza, sia per la vastità dello scacchiere operativo, praticamente l’intero Mediterraneo, sia per il coordinamento in mare di tante unità navali, sia per il perfetto sincronismo con la Regia Aeronautica e con la Luftwaffe, operanti da basi diverse e a volte lontanissime. Muovere bene e portare al successo un così articolato complesso militare non è cosa da poco. Se poi si considerano che l’avversario, che si aveva di fronte, era la scaltra ed efficiente Royal Navy, il successo si può definire davvero brillante, anche per l’entità rilevante delle perdite subite dagli inglesi, tale da passare negli annali della storia della marineria di ogni tempo“.
Orazio Ferrara - Battaglia aeronavale di Mezzo Giugno / quando vincemmo gli inglesi - Parma, Delta Editrice, 2013;
DELTA EDITRICE B.go Regale, 21 - 43121 PARMA (Italia);
email: deltaed@iol.it tel.0521.287883 - fax 0521.237546
venerdì 15 novembre 2013
Associazione Combattenti Decima Flottiglia Mas - X MAS
Associazione Combattenti X Flottiglia Mas
Rendiamo noto il Brevetto n.70 della Scuola Piloti dei Mezzi
d'Assalto, firmato dal Comandante M.O.V.M. Junio Valerio Borghese e
dall'Ammiraglio Sparzani.
Il sottocapo Pilota
dei Mezzi d'Assalto M.A.V.M. della Decima Flottiglia Mas Giancarlo Panighini è
il candidato alla Presidenza della nostra Associazione. Deciderà l'Assemblea
dei soci, il 7 dicembre 2013 alle ore 10:00 a Milano.
venerdì 8 novembre 2013
150.000 centocinquantamila ebrei tedeschi fedeli al nazismo e ad Adolf Hitler
I 150mila soldati ebrei di Hitler
Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare
UNO SCONVOLGENTE LIBRO DELLO STORICO EBREO BRYAN MARK RIGG
Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” de- dicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).
Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.
Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 e questo sconvolse tutte le sue certezze.
Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, nel senso che ogni intervistato faceva i nomi di altri camerati. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il ’98!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.
Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
«Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico.
P. Squitieri
Tra i 150.0000 compaiono nomi "da brivido":
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Erhard Milch, feldmaresciallo, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia) – fonte immagine
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L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn – fonte immagine
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L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone – fonte immagine
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fonte immagine
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Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler – fonte immagine
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Il Generale Johannes Zukertort (nella foto) e suo fratello, Generale Karl Zukertort – fonte immagine
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General Gotthard Heinrici, who was married to a “Half (BS)-Jew,” meeting Hitler in 1937 – fonte immagine
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Philipp Bouhler (primo a sinistra), Capo della Cancelleria del Fuhrer – fonte immagine
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eccetera eccetera…
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Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich (ebreo da parte di padre), “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann
martedì 5 novembre 2013
"Memorie di Guerra" di Orazio Ferrara
“Memorie di guerra / testimonianze, diari e lettere degli italiani con le stellette” un libro di Orazio Ferrara
“…e le stellette che noi portiamo / son disciplina di noi soldà…”, così un vecchio e triste canto di marcia dei soldati italiani nell’appena trascorso secolo. E in nome di quella disciplina i nostri connazionali con le stellette si sacrificarono, silenziosamente e spesso con onore, a centinaia di migliaia nel corso delle guerre che squassarono tutto il Novecento.
La prima guerra mondiale, quella del ’15 – ’18, detta la Grande Guerra forse per l’immane ecatombe di giovani vite spezzate, che mostrò subito il suo vero volto terribile e disumano a beffa delle oleografiche partenze dal sapore vagamente risorgimentale, avvenute tra bandiere sventolanti e lanci di fiori odoranti. Gli italiani, come i combattenti di tutte le altre nazionalità, furono immediatamente catapultati in un vero e proprio orrorifico inferno, che aveva per gironi le trincee rese fangose e viscide dal sangue dei troppi camerati e nemici uccisi. E la seconda guerra mondiale con i suoi trenta gradi e oltre sottozero sul fronte del Don e le aride sabbie infuocate del deserto africano di El Alamein e i giorni tragici e oscuri dell’8 settembre 1943, in cui veramente la Patria sembrò morta.
Le testimonianze, i diari e le lettere di questo libro raccontano di quelle epoche, di quei giorni da tregenda. Gli scritti ci restituiscono intatti i “sapori” e le atmosfere di quei tempi ormai lontani, che sembrano distanti anni-luce dal nostro vivere di ogni giorno, di quando gli italiani con le stellette erano immersi nei quotidiani drammi che ogni guerra immancabilmente porta con sé. Certo, piccoli tasselli di storia, a volte forse insignificanti, ma di tanti piccoli tasselli “a volte insignificanti” è formata la grande Storia, quella che poi si studia a scuola sui libri di testo. E allora i morti diventano numeri, soltanto numeri. Come quelli del 18 ottobre e 10 novembre 1915, rispettivamente 3a e 4a battaglia dell'Isonzo. Perdite complessive degli italiani circa 116.000 combattenti contro 70.000 austriaci. Montagne di cadaveri per insignificanti spostamenti fronte. Già la fanteria della Grande Guerra. Soltanto carne da cannone, per i generali. E dietro ogni numero c’era invece un uomo con la sua storia, con i suoi amori, con le sue speranze.
E di fronte a tanti orrori spesso la baionetta, il fucile, il cannone non bastava e non restava che affidarsi a Dio, alla Madonna e ai Santi. Come quel fante della ferrea Brigata Catanzaro, dissanguata in tanti combattimenti e sempre ricostituita, che annotava : “ … porto sempre con me un piccolo Crocifisso attaccato al polso della mano destra che mi ha conservato finora la vita…”. E ancora: “Oh beata Vergine del Carmelo, ricordatevi di me… Per questo benedetto abitino che porto sul petto…”. O quel sergente artigliere sul fronte russo del ’42 che scriveva “… mi trovavo distaccato dalla Batteria con le macchine cariche di munizioni ci scoppiarono le granate nemiche, per cui sempre grazie al nostro Signore Iddio …”. Ma anche a casa alle donne, madri, mogli, sorelle, figlie non restava che rivolgersi al cielo. Nel Napoletano esse intonavano un melodioso e struggente canto con cui si rivolgevano così alla Madonna “… e frate nuoste songhe ‘e surdate / pe stu Bambino ca tiene ‘mbraccio / fance grazia, oj Marò…”.
E non sempre c’era la “grazia” ed allora si moriva, con gli occhi rivolti al cielo e alla casa e ai cari lontani, immersi nelle trincee fangose o in una coltre ghiacciata di neve o nelle sabbie africane, sempre avide di sangue, o negli abissi del mare con la propria nave spezzata in due, sempre in silenziosa obbedienza di quelle benedette stellette che erano “disciplina di noi soldà…”.
Alla memoria di quanti dei Nostri nel corso del Novecento partirono un giorno con le stellette… e non più tornarono alle case, alle donne, agli affetti, questo libro è dedicato.
Orazio Ferrara - Memorie di guerra / testimonianze, diari e lettere degli italiani con le stellette - IBN Editore, Roma, 2013
176 pp., con numerose foto, € 16
IBN Editore, Via dei Marsi, 57 - 00185 Roma, Tel & Fax: 0039 06 4452275 - 0039 06 4469828 - e-mail: info@ibneditore.it
"Mercenario" di Ippolito Edmondo Ferrario
Cari Amici, è con orgoglio e soddisfazione che vi segnalo questi tre brevi filmati pubblicati su YouTube che anticipano un libro che mi sta molto a cuore e che uscirà a dicembre 2013 per le Edizioni Lo Scarabeo-Ritter di Milano.
Si tratta della biografia di un personaggio straordinario, un uomo d'azione, la cui storia è un qualcosa di unico nel suo genere.
Si tratta di Tullio Moneta, già mercenario in Congo presso il Quinto Commando inglese, poi attore in film western e d'azione (fu anche consulente per il celebre film "I Quattro dell'Oca Selvaggia") e infine ideatore del tentato Golpe alle Isole Seychelles nel 1981 insieme al suo comandante inglese "Mad" Mike Hoare.
http://www.youtube.com/watch?
http://www.youtube.com/watch?
http://www.youtube.com/watch?
Buona visione.
Un caro saluto

Ippolito Edmondo Ferrario
lunedì 4 novembre 2013
Ciao SERGIO !
Grande e commossa partecipazione, oggi, al funerale di Sergio Spinelli a Milano. Presente la Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana, con il suo glorioso labaro ed il suo presidente, Comandante Armando Santoro. La vedova, Donna Grazia e la famiglia ringraziano di cuore tutti i camerati presenti: oltre, naturalmente, a Destra per Milano, anche i rappresentanti ufficiali di Lealtà e Azione, Fiamma Tricolore e La Destra, e gli ex colleghi consiglieri di zona del MSI e di AN.
sabato 2 novembre 2013
Lunedì 4 ore 14.45: funerale di Sergio Spinelli
Il funerale del Camerata SERGIO SPINELLI si terrà lunedì prossimo, 4 novembre (Anniversario della Vittoria), alle ore 14.45, nella Cappella dell'Ospedale San Giuseppe in Via San Vittore a Milano (zona e metropolitana linea 2 verde Sant'Ambrogio). Interverranno le gloriose nostre associazioni combattentistiche e d'arma con labari e bandiere della RSI.
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